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Il mio Campionato del Mondo

1 minuto fa
Tempo di lettura: 6 min

A cura di Stefano Selvi


Carico di aspettative zampettavo felice verso la sede del campionato del “mondo” di backgammon presso l’ Earl’s Court di Londra. Meravigliosa opportunità di gioco, socialità e pippe varie. Scelgo l’overground anziché la Victoria line underground dove il caldo raggiunge la temperatura di fusione della fontina. È bello vedere Londra dalla ferrovia sempre in evoluzione, un cantiere perenne.

Sgambettavo quindi giù da una rampa di scale quando inciampando nei miei stessi piedi volai giù per gli scalini di ferro atterrando di faccia nella piazzuola sottostante.

 

“Oh buongiorno, è da un po’ che non la vedo. Cosa le do?”

“Buongiorno a lei, volevo qualcosa per un pranzo leggero, un osso buco non troppo grande e una costoletta da fare alla brace."

“È fortunato, mi è rimasto l’ultimo scafoide da saltare in padella con un filo d’olio, una vertebra C2 con un bel midollo per un risottino coi fiocchi e tre costoline, son le ultime, le faccio un buon prezzo."

“Dimenticavo...un ginocchio per il cane?”

“Ho questo, non è molto fresco ma se è per il cane...”

Questo l’ho saputo dopo, ma procediamo con ordine.


 Soccorso da un angelo metropolitano, portato su sedia a rotelle scalcagnata prima in stazione e poi in ospedale.

Entrare in un ospedale londinese su sedia a rotelle e non in ambulanza ha creato un mostro burocratico che non sto a spiegare, che nemmeno io c’ho capito una cippa, e un rischio non indifferente per il sottoscritto. Ma che ne sapevo.

Vedo terminare, ob torto collo (sich!), le speranze di partecipare a qualsiasi torneo di backgammon per i prossimi mesi perché, non potendo piegare il collo, dovrei farmi dire i tiri dall’avversario o alzarmi ogni volta o addirittura giocare in piedi.


Esaurite inoltre le possibilità di fare feste, viaggi e divertimenti vari, per due giorni mi sono nutrito di frustrazione e disperazione poi di rabbia con chili e carne. Chili e carne? Mi aspettavo pasta e mela cotta e invece: spaghetti bolognese, salmone, pollo, gelato ecc. ecc. Intendiamoci, cucina inglese, mica Artusi.


Accantono comunque propositi suicidi che nutrivo respirando sotto l’ascella del rastaman di fronte a me e inizio la risalita dagli inferi. Comincio a guardarmi attorno. Un’umanità varia compone il quadro del padiglione. Con un solo occhio funzionante scruto e ascolto, alle orecchie non mi sono fatto nulla.

“Impara velocemente l’inglese coi nostri corsi online”, recita uno spot. “Massacrati e fatti ricoverare in lungodegenza, risparmi pecunia e impari i vari dialetti che la lingua inglese possiede, per info chiama 039.....”.


Per un imperscrutabile disegno del destino, sono in medicina generale con tossitori seriali e scatarratori compulsivi e qua devo restare. Certo, il rischio di contrarre qualche bizzarro virus esiste, soprattutto con l’utilizzo dell’unico termometro elettronico che passa di bocca in bocca, di ascella in ascella, di culo in culo? Rassicurato circa l’impossibilità di tale evento e sull’efficacia del metodo sterilizzatorio, proseguo nell’osservazione.


Ho già accennato al rastaman che ha il letto di fronte al mio. Non conosco la cultura rasta ma il soggetto è sicuramente un personaggio di riferimento non certo per i barbieri visto che ha capelli intrecciati lunghi fino a terra che ogni giorno si accrocchia sulla capoccia, ma per i suoi visitatori sui quali aleggia un odore, un olezzo, un profumo di ganja.  Ho involontariamente ascoltato un pezzo di telefonata: “Abigail kill me, please Abigail kill me...” Però, non lo facevo messo così male. In ogni caso un ottimo titolo da suggerire ai Muse.



Ok let’s go, alla sinistra del rasta poco da segnalare: un tossitore notturno dal naso rosso, un radioascoltatore senza cuffie 24h/7d da sedare in qualche modo e dulcis in fundo un essere spettacolare così dotato: pantaloni a righe marroni e oro, un paio di scarpe da 500 pound minimo, una giacca di pelle fine, un cappello di lana leggera che copre capelli a treccine. Collane varie sormontate da aquila d’oro massiccio dal peso probabile dai 500 ai 1000 gr. Braccialetti a gogò di varia foggia e natura e un orologio che potrebbe essere patacca o Rolex da migliaia di euri a un polso, all’altro un gioiello di elettronica di rara fattura. Anelli in ogni dito e per finire, oltre a occhiali da sole, una cuffia grande come uno scolapasta. Sono riuscito a fotografarlo di straforo, rischiando forse una sacca di legnate, e ora mi piacerebbe fare un minimo di conoscenza: ho provato una strategia di approccio facendo apprezzamenti sull’orologio. Credo mi abbia fanculizzato in idioma sconosciuto.

In gergo un soggetto del genere viene appellato come: bling-bling, ice o drip. Bling-bling mi piace.


Ho tentato l’attraversamento di un corridoio lungo mezzo km. A metà strada si avvicina una tipa e fa: “ehi, hai combattuto eh?” Io: “devi vedere l’altro”. Una vita che sognavo di dire sta battuta. E c’ho pure un testimone.

I giorni trascorrono sereni, oggi sono apparsi due ebrei integralisti con cernecchi, barbe, thora, cappelloni, cappottoni? e un vago senso d’inadeguatezza. Ho poi scoperto che sono nel quartiere con la maggior popolazione di Haredim. La multirazzialità in questo ospedale è pazzesca, mancano solo gli Inuit e i Navajo e siamo a posto.



A questo punto occorre iniziare a riflettere. Perché è successo tutto ciò?

A mio modo di vedere ci sono almeno tre ipotesi.

1) la gente si fa male, gli incidenti capitano e non rompere i maroni. La prossima volta stai più attento. Stai più attento? A non cadere dalle scale? È ovvio cha andrò come bradipo su e giù dagli scalini, bisognerà stare attenti alla qualunque. Questo è un pensare ultrarazionalistico che mi appartiene al 10% a essere ottimisti.

2) è un arcano potere che fermandoti, anche in modo brutale, ti impedisce un guaio peggiore nel prossimo futuro. Mumblemumble. Dovendo prendere un aereo, la macchina, autostrade, traghetti e compagnia bella significherebbe che in uno di questi scenari dovrei precipitare, scatafottermi contro un camion, affondare o annegare. Questa è relativamente facile, se nel prossimo mese non ci sono catastrofi aeree o marine sto a posto. Certo, manca la prova stradale ma posso accontentarmi per accantonare l’ipotesi.

3) è stato un richiamo dell’inconscio. Un segnale per dire fermati, ragiona. Te l’avevo già detto ma niente, non hai voluto capire e adesso ti mando il grande zot. Ecco, sta roba che coinvolge il 50% del mio pensare, mi manda ai matti. Ho sempre creduto che alcuni incidenti capitassero per svariati motivi ma tutti pilotati in qualche modo da fattori inconsci. Stress, preoccupazioni, manie di controllo, fretta, sottovalutazioni, hybris. Tutto ciò vortica in un magma dal quale è difficilissimo estrapolare l’elemento che ha concorso a causare il guaio. Certo è che a un passo dal campionato del “mondo” di Londra, a qualche centinaio di km dal torneo di Roma e qualche miglio marino da un viaggio in Sardegna, girano i cocones talmente forte che il magma forma un gorgo che inghiotte tutto, anche le imprecazioni.


Vabbè, qua la cosa si fa lunga come la convalescenza. Nel frattempo, è arrivato lo scaracchiatore di Holland park. Un vecchietto magromagro che somiglia a Dobby, il folletto di Harry Potter, simpaticissimo. Poi fa il suo ingresso un rabbino di età indefinibile con una gamba grossa come un dirigibile. Il suo sguardo con la fronte perennemente corrucciata è rivolto in alto, con palpebre socchiuse e tremanti. Imprecherà in yiddish formulando anche lui teorie sul perché, percome, percosa? Fatto sta che non appena lo toccano infermiere e medici, ulula come coyote gridando in lingue morte.


Si può facilmente intuire che dormire diventa una impresa titanica, vuoi per il simpatico collare che tiene stabile la già citata C2, vuoi per gli ululati e le tossi persistenti. Miracolosamente una notte mi addormentai e sognai.

-      Un salone enorme pieno di giocatori multicolor. Mi muovo tra i tavoli cercando il mio. C’è anche bling-bling…non è solo…è pieno di bling-bling! Si sono fermati tutti, bling-bling e non. Silenzio. Tutti rivolgono la testa verso di me. Un videau d’oro vola intorno a teste e tavoli. Sembra un’aquila. Mi punta. Un suono cresce. Bling-bling bling- bling bling-bling bling-bling -

 

“mr Stefànooo, mr Stefànooooo it’s time for blood pressure! Mr Stefànoooo wake up!”

Salvato dall’infermiera. Mi raccomando accento sulla a, Stefàno, yep.

Avrò tempo per pensare, elaborare e giocare al superenalotto o al lotto col restante 40%. Chissà se da tanta sfiga…

Approfitto per ringraziare tutti quelli che mi hanno messaggiato e telefonato alcuni toccando vertici di umorismo facendomi ridere, un male cane, e commuovere per l’affetto dimostrato. Purtroppo, avevo solo un occhio per piangere.

Non so dire quando tornerò alla vita normale e a tirare dadi e a sparare cazzate live, nel frattempo divertitevi che a quanto pare life is short and the world is wide. Rock ‘n roll can never die. 

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