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Un sogno

ARCHIVIO > le introspezioni di Stefano
Sono in piedi in una vecchissima 500, capote aperta. La macchina sfreccia al buio in una città deserta. Sono avvolto nel tricolore che sbatacchia sul tettino. Il guidatore suona continuamente il clacson. Ma chi è?  Tò, è AdZ…ha un sorriso satanico e gli occhi iniettati di sangue blu. Bah. Mi trovo a urlare a squarciagola CAMPIONI DEL MONDO. Nessuno. Una luce si fa sempre più intensa. All’improvviso siamo dentro uno stadio. Vuoto. AdZ si ferma sul dischetto del centrocampo. La frenata mi sbalza fuori.”

       La tipica sensazione di cadere nel vuoto. Apro un occhio per vedere l’ora. 3.15. Cià che piscio. Seduto sul water posso riavvolgere il sogno per sperare di ricordarlo più tardi magari mentre mangio a colazione un delizioso biscotto con farina di riso inzuppato nel latte microfiltrato ad alta digeribilità. Che tristezza.
       Da giorni, mesi ormai, vivo con un carapace d’indifferenza e cinismo sulle spalle che incomincia a pesare. Mi difendo così da montagne di ansia difficili da aggirare e quasi impossibili da scalare. Sembrerebbe che l’essere senziente debba fare la fatica di Sisifo per non farsi travolgere dal senso d’impotenza e dal dubbio. Che gnagnera.
       Tempo fa immaginavo l’allegro mondo di backgammonlandia su un’isola tipo Tortuga. Un pòpiratiunpòpoeti prendevamo il mare per approdare su altre isole piene di bucanieri, corsari e marmaglia varia. Una festa continua. Il bottino era la conoscenza del gioco, dell’umane cose e della possibilità di essere graziati e annessi a Ludolandia, mitica terra del divertimento. Che ingenuità.
       A questo punto, ho bevuto anche il caffè. Sono solo in casa. Posso sparare bassi a palla. Quelli che si sentono nella pancia sono i miei preferiti. Stimolano l’apparato gastroduodenale producendo pensieri che non si riesce ad afferrare. Riflessioni gassose che fuggono e s’inseguono senza meta, come il volo di una mosca. Il ragionamento allora deve prendere una forma circolare, però come il nastro di Moebius. Dove nulla è dato per scontato e tutto è possibile. Che cazzo dici?
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       Chi di noi non ha pensato per un istante che la vittoria italiana ai CdM a squadre avrebbe dato risonanza al nostro amato gioco? Alcuni più addentro avranno magari pensato ad un interessamento del CONI, altri ad un aumento dei partecipanti ai circoli, interviste ecc. Se riusciremo a vedere qualcuno dei nostri sarà ai soliti ignoti. E torniamo alla Tortuga. Avvolta nella foschia. Meglio ancora: come l’isola non trovata di Guccini. Che meraviglia.
       Ora c’è da rinnovare il consiglio e la presidenza CNB. L’allegoria tortughesca si fa da parte e subentra il pensiero cui accennammo poc’anzi. La circolarità allora diventa persona che si offre per rivestire cariche e ruoli oppure che sceglie chi ritiene possa in qualche modo rappresentarlo o che sappia gestire nel migliore dei modi tutta la baracca. Peggio non avrei saputo dirlo. Ahem.
       Che ore si son fatte? Casu, è quasi la una. Famina. Pasta? Verdure? Dicevamo la popolarità. Ma siam pronti? E se il concetto fosse da ribaltare: non più giocatori ma più persone motivate, con idee fresche nel consiglio. Dovremmo comunque porci un obiettivo o meglio una vision. Anche se stare così non è male. 5-6-7 tornei l’anno, microvacanze, ecc. ecc. scarsa brigata allegra brigata. Raggiunta un’ età, più che mai vicina, ogni anno ne salutiamo uno et voilà verso l’estinzione. Senza meteorite, in silenzio. Mah, mi sa che devo togliermi il carapace. Cià che lo appendo lì. Ahhh moolto più leggero. Allora vediamo: pasta…spaghettiofcourse…cos’è questo? Pesto di carote? Omamma, proviamolo. Che vuoi che sia?
       Che poi la colossale rottura di cabasisi è l’aspetto burocratico. In più noi, che siamo borderline col magico mondo di Ludolandia, dobbiamo stare sempre sul chi vive perché stiamo appunto sul confine. E finora il fuoco amico ci ha risparmiati. Come dicono gli anglosassoni tbtf: troppo grandi per fallire e troppo piccoli per essere aiutati aggiungo io. Certo che il pesto di carote fa un po' cacare. Sarà questione d’abitudine ma lo spaghetto con le carote no. Caffettino, paglietta e riprendiamo. Che smarronata.
       La modernità liquida, per dirla con le parole del sociologo polacco Bauman, è “la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza”.”  
Che a volte uno si chiede nei momenti d’incertezza: “che cazzo sta succedendo?” ed ecco la risposta. Che poi, a ben vedere, che risposta è? In realtà potrebbe essere un koan, quello più usato è: due mani che battono producono un suono, qual è il suono di una sola mano? Quindi capovolgere il pensiero concettuale-ordinario per giungere a capire che gli schemi mentali fin qui utilizzati non sono più sufficienti a comprendere la realtà? Non ci ho capito una cippa.
       Vabbè, digerita la carrotpaste, ho iniziato a vedere una serie dove si viene sdoppiati con un piccolo intervento al cervello. Al lavoro non hai memoria di quello che fai fuori e viceversa. Severance o scissione nella versione ita. Mica per farle pubblicità, per aumentare il casino. Già ho le idee confuse, vedere sta roba leggermente distopica ha intorbidato ulteriormente le acque. Vero che senza carapace nuoto meglio, ma non vedo mai il fondo. Pensa applicarlo ai tornei. Passi lo scanner e zot! Sei un giocatore e basta. Fino a un minuto prima scherzavi con gli amici nel dehor e poi solo avversari. A spanne sembra ‘na cacata però vediamo gli sviluppi. Della serie obv. Che leggera inquietudine.
       Quasi il tramonto. Widespread Panic sul giradischi (virtuale) che il vinile si rovina. Fortissimi dal vivo. Che senso ha? Non consumare il vinile. Che senso ha? Quando tirerai le cuoia sai che fine farà il vinile? Mi chiedo timidamente. Bah. Ah, si il sogno. Che dire? Un po' di hubris (prezzemolo dell’inconscio), megalomania repressa (qb), orgoglio italiota (un pizzico), nostalgia (due foglie pestate non tritate), speranza (un’idea), arrogance (una goccia). Coprire con panno umido e mescolare dopo tre ore. Da sogno.
       
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