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24/11/07
Il serial player, d’ora in poi sp, è un personaggio leggendario la cui intimità si può solamente intuire e le cui capacità si possono solo vagamente immaginare. L’enorme complessità dell’argomento fa sì che ciò che segue, potrà essere solamente un tentativo, una vacua velleità di svelare un mondo nascosto ai più, incomprensibile ai meno e con la vana speranza di svelarlo ai per o far sorridere i diviso.
Il sp si alza ad orari variabili oppure no; nel senso che non va a dormire.
Al sp frega a lui di cosa accade nel mondo e anche nel condominio, se mai vi abitasse, nel condominio.
Il sp può iniziare la giornata con una lettura di Trotto Sportsman chiamando subito il suo bookmaker per piazzare le prime scommesse.
Il sp può anche non svegliarsi più ed essere ritrovato dopo settimane, mesi o eoni.
Il sp è un solitario, a cui gioca nei momenti di pausa tra un gioco e un altro.
Il sp padroneggia le nuova tecnologie e studia con attenzione le future quando addirittura non le crea.
La dieta del sp è variabile: si va dalle schifezze più incredibili al salutismo più efferato.
Solitamente il sp non può permettersi di ammalarsi e quindi adotta un sistema di vita abbastanza salubre.
Capita anche che il sp abbia un fegato così, due polmoni cosà, la glicemia a paletta ma tutti continuano a dirgli: ”che culo che hai!”.
Il sp aborre il lavoro salariato. Può disporre di un discreto gruzzolo o essere costantemente alla canna del gas; dipende dalla sua visione del mondo e da che parte dello stesso è nato.
Esiste anche il sp finanziere, un specie difficile da vedere soprattutto quando si accoppia col figone femmina col quale nidifica, da qualche parte, nella misteriosa palude della finanza.
Il sp soffre spesso della sindrome del tunnel carpale a causa dell’uso smodato del mouse.
Al sp piace il multitasking, scommette su più tavoli contemporaneamente e gioca raramente coi bambini che lo batterebbero con regolarità.
Il sp vive in una comunità virtuale che spesso confonde con quella reale con evidenti ripercussioni sulla vita sociale.
Al sp le donne danno un po’ fastidio, vuoi perché tendono a volersi accasare, vuoi perché vogliono attenzioni che lui può dedicare solamente al gioco.
Esiste anche il sp playboy ma è rarissimo e quando lo si incontra si tende a confonderlo con un agente segreto, la qual cosa confonde di più lui che crede di essere stato scoperto e scappa rovesciando il tavolo spargendo fiches dappertutto sparando cazzate a raffica sui presenti; ma è raro, molto raro.
Il sp diversifica, ottimizza, sfrutta, specula, coinvolge e spiazza.
Il sp è un ineffabile ottimista e non si pone molte domande; ha però molte risposte.
Il sp ha scelto di diventare sp, non lo è diventato per traumi o altro.
Il sp gioca in continuazione a qualsiasi cosa abbia una posta in palio.
Quando va alla posta, il sp è un po’ spiazzato perché non capisce qual è la posta in palio e nessuno glielo sa spiegare quando lo chiede.
Il sp studia molto più degli altri comuni mortali, quindi sa.
Il sp non possiede nulla, prende tutto in affitto.
Il sp ha pochi amici.
Il sp ha molti amici, quando vince.
Il sp non guarda la televisione, la interpreta.
Chi dice che il sp fa una vita di merda, beh, costui, non è un sp.
Il sp è curioso, in tutti i sensi.
Il sp sa che tra prendere e perdere c’è solo una enne in più e una erre al posto sbagliato.
Il sp non può permettersi animali da compagnia, a meno che non siano levrieri o cavalli da corsa oppure galli e cani da combattimento.
Il sp lappone ha vita grama come il sp cubano ma per motivi opposti.
Lo stereotipo del sp è americano o russo ma quest’ultimo è più cattivo.
Il sp latino americano è sempre sudato.
Il sp italiano ha la vita più dura di tutti per via del senso di colpa che gli hanno inculcato sin da piccolo facendogli vedere un tipo messo in croce perché giocava troppo con gli amici.
Il primo sp che ho conosciuto era mio padre; mia nonna lo prendeva a ombrellate sulla testa per farlo rientrare a casa. Credo che a causa delle ombrellate portasse sempre il cappello da sp.
Ho conosciuto un sp spaventosamente ricco. Giocava a ogni cosa. Per anni visse in una baracca autocostruita con le cassette delle munizioni rubate ad un poligono di tiro. Era un posto bellissimo, molto bohemienne, dove scommettevamo sulle corse di lumache e su quanto ci metteva una rana a scoppiare facendole fumare una sigaretta: a lui piacevano gli animali. Poi morì sua madre, ereditò una fortuna e continuò a giocare nella villa avita, con le conigliette di Hefner ma senza farle scoppiare.
Ho conosciuto anche un sp incredibilmente povero, continuava a dirmi che se non fosse nato maschio non avrebbe avuto niente con cui giocare; la sorella era però di parere diverso.
In ognuno di noi c’è un potenziale serial player. Alla tv lo sanno e cercano di solleticarci con giochi di tutti i tipi. Ma il vero serial player non ci casca e siccome interpreta la tv, non la guarda.
Il vero serial player non è arrivato a leggere fino a qui, mica c’ha tempo da perdere.
S.
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