Posted:
19/12/08
Caro Babbo Natale, ormai ho capito
che il regalo richiestoti con lettera del 21.12.1978 prot. BN 22/78, non lo vedrò
mai più.Capisco
che la richiesta era forte, però era un po’ per il bene di molti.
Ho compreso che il nostro paese avrebbe
pagato conseguenze gravissime e anche tu, immagino, avrai fatto analoga riflessione.
Non spiegherei altrimenti l’impossibilità di legalizzare le droghe leggere.
Certo, moltissimi avrebbero smesso
di guardare la televisione con ripercussioni imprevedibili sul florido mercato delle
piccole e grandi luminescenze.Vero, moltitudini di allegroni avrebbero portato, a destra e a manca, le
idee più strampalate turbando in modo incomprensibile la scarsa ma controllabile
creatività sociale.E’
innegabile, inoltre, che giovani da tutto il mondo sarebbero arrivati qua abbassando
drasticamente l’età media del paese squilibrando una gerontocrazia viva grazie solo
ai progressi delle nanotecnologie.Fuori discussione anche l’impennata delle patologie polmonari e tracheo-bronchiali
con ricadute incalcolabili per i costi sanitari.Alla luce di siffatti ragionamenti, ho capito che devo avere desideri meno
ambiziosi.
Dopo trent’anni trascorsi a pensare
quali sogni potessero mai avverarsi: dalla fame nel mondo (sia toglierla sia aumentarla)
al fulmine sul vicino; dalla pace nel mondo (solo averla) all’apparizione nuda della
di lui moglie; dall’arrivo degli extraterrestri all’accettazione (in tutti i sensi)
del diverso; dalla megavincita al superenalotto al trasferimento del papa ad Avignone
(di nuovo e per sempre), mi sono convinto che devo volare basso e sperare in qualcosa
di più semplice e, magari, fattibile.So che sei preso come un dannato e ti stai gonfiando a dismisura bevendo ettolitri di quella gradevole robaccia per rispettare gli accordi con lo sponsor, però tra un pirito e un rutto potresti occuparti anche di qualcosa che non è materiale, almeno per cambiare prospettiva. Quest’anno poi che con la crisi avrai un carico più leggero e farai meno viaggi, risparmiando un botto sui trasporti e sulle spese di consegna, potresti dedicarti un pochino, per favore, al backgammon?Il poker va e il backgammon non tira. Fallo tirare. Un pochino di più. Che ti costa? Mica ti si chiede di andare in tv che poi si corrompe sempre qualcosa. Fai entrare nell’uomo l’idea che giocandolo non succede quasi nulla, in fondo basta questo. Fai capire che non si diventa ciechi e menchemeno slovacchi; si conoscono persone e talvolta ci si ammazza dalle risate. Lo so che ci hai già provato, però erano gli anni ’70, eravamo vicini all’immaginazione al potere che non avrebbe mai funzionato, o sì? Bah, tanto non lo sapremo mai. Ora è diverso, le certezze, l’uomo, non se le cerca più dentro, ha cambiato visione, ha una sua possibilità di legittimazione, ha il web. Ti lascio immaginare il casino, ma tu lo sai sicuramente meglio di me con tutte le cagate che porti giù dai camini. È una fatica improba con risultati deludenti; tutta sta merce che finisce in discarica, nascosta negli armadi, in cantina, in strada. Pare sia il 15/20%; se non la roba nuova, quella dell’anno prima. Il pensiero invece, se non è usato come i bastoncini che lanci ai cani che te li riportano tutti ciancicati, è libero, difficilmente intercettabile; è new age e non produce CO2 Il pensiero deve però avere forma per non disperdersi nel vento e il tuo pensiero deve essere diretto alle persone del backgammon, a tutti però che fare un elenco è un dramma. Rivolgilo a questa umanità varia che s’incontra cercando un temporaneo refuge from the storm dall’inevitabile disgregazione del tutto. Fatti un esame di coscienza, guardati. Sei grasso, tronfio, ebbro di caffeina e gas interstiziali, vesti di rosso, hai una barba esagerata e i capelli lunghi; sembri una caricatura di Marx, non Groucho, quell’altro, quello spiritoso: Karl. Stai aggrappato ai balconi fino a primavera pieno di smerdazzate di piccione. Ti assumono solo sotto Natale per girare spot pubblicitari sempre uguali e per fare film che si possono vedere solo in quei giorni lì e hai sempre un sacco di bambini intorno che uno comincia a pensar male. Per non parlare poi del mistero che ogni gagnu* è praticamente costretto a vivere per poi scoprire che non ci sei e che deve usare del tatto per non far capire ai genitori che l’ha capito che sennò ci restan male. Loro ci restan male: i genitori. È quantomeno paradossale. Datti una mossa. Ricordi quella letterina che legai
al palloncino e feci volare dal balcone? Beh, in quel momento ebbi un trasporto,
quasi sperai che tu, beh, si, che tu fossi da qualche parte a raccogliere le richieste
di mio figlio e le mie, inserite a sua insaputa.
Invece mi arriva una telefonata di
un tipo incazzato nero perché il palloncino era finito nella sua parabola e la lettera
gli aveva occluso l’occhio di ricezione; stava vedendo una partita dell’Italia al
mondiale dell’86, era convinto che stavolta avrebbe vinto. Fine della poesia. Come
faceva a sapere che ero stato io? Beh, mio figlio era talmente preciso che aveva
voluto mettessi anche l’email, oltre a indirizzo e telefono, mica che BN si sbagliasse.Per tornare a noi, pensaci un po’, a noi. Non
abbiamo più bisogno di cose materiali, a quelle ci pensiamo noi. Dacci solo una
mano, mica una raccomandazione per i tuoi amici della confcommercio o della confesercenti,
un piccolo aiutino per tutto l’ambaradan. Dovrei essere più specifico? Dici? Allora:
facci fare dei bei tornei, fa vincere un po’ tutti, facci divertire e anche litigare
un po’ se ti scassi i marroni di tanta ridarola. Ci piacerebbe anche mangiare bene,
bere l’impossibile, fumare anche il protocollo di Kyoto (wow sai che botto?), tr…
no eh? Troppo? Si, ma dai, tu sei Babbo Natale e quando ti togli il costume nella
tua mobil home di Minneapolis e ti attacchi alla bottiglia con la sigaretta accesa
e le brache sbottonate e…puoi mica dire niente, va.Preservaci insomma, che sto gioco è così bello che dispiace a morire, come
diceva mio nonno.
Ora però ti devo confessare una cosa,
per compensarti in qualche modo dell’impegno richiestoti; prendilo come fioretto.
Mio nonno, col quale spesso scasso i marroni riportando le sue frasi sagge, non
era mio nonno. Menchemeno saggio. Mio nonno era un fulminato dalla prima guerra
mondiale. Aveva visto l’orrore e con la dolcezza del nonno turbata dallo stordimento
bellico, tentava di proteggere i nipoti dalle mostruosità canticchiando canzoncine
del tempo, del suo tempo. Involontariamente mi ha sottoposto a una ipnosi acustica
che lo ha trasfigurato nel nonno globale. Un supernonno che tesse un filo interminabile
di minchiate su cui vengono infilate perle di giudizio per collane di saggezza popolare
e non. L’archetipo del nonno. Tutti i nonni in uno. Una sorta di papa laico, un
ossimoro instabile. Un rimbambito geniale, un folle innocuo, uno come te: un Babbo
Natale.
E così, con l’inconscio colonizzato
dalla terra dell’abbondanza, mi ritrovo a non ricordarmi un cazzo di chi era mio
nonno, a scassare la minchia con vagheggianti auguri di cuore quando servirebbe
il culo, a smutandare intimità e, quel che è peggio, a parlare con Babbo Natale.
In tutto questo, un dubbio grida più
forte degli altri: il protocollo di Kioto sta sotto una prototesta di Kioto? Ne
consegue che ha anche una protoprostata. Mah, sarà un prototipo.
S.
* gagnu = parola onomatopeica piemonto-cuneese,
dialettale, pron: gagnu; es:” l’è caud mu’n boiler chel gagnu chì” trad: “è caldo
come un boiler quel bambino qui”.
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Club:Torino |
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Posted: 31/07/07 |
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Stagione Sociale 2006-2007 |
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L’attività agonistica del Point di Torino 2006-2007 (partita verso la metà di settembre dell’anno scorso e conclusasi verso la fine di giugno di questo anno) ha visto lo svolgersi di tre distinte manifestazioni...
Edited 01-08-07
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Alfonso Sara |
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Posted: 28/10/07 |
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Neil’s Numbers |
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Questo è un sistema molto pratico per definire le probabilità di vincere un match.
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Gian Mario Canzi |
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Posted: 12/09/07 |
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Un sistema di annotazione abbreviata delle partite di backgammon
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