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Hikikomori

ARCHIVIO > le introspezioni di Stefano
Hikikomori
 
 
Ho la fortuna di vivere vicino a un grande parco pubblico. Quasi tutti i giorni ne percorro i sentieri godendomi il foliage autunnale e lo “sproing” della primavera. Osservo anche il moltiplicarsi dei runner, dei nordic walkers e delle paperelle nel laghetto nonché la crescita esponenziale dei cani che portano gli umani al guinzaglio. Gli sventurati sfrecciano trainati da salsicci meticci di 40kg che spingono al massimo per annusare il culo degli altri meticci a cento metri di distanza. Comunque sia, altalenante è la presenza canina. Boom di adozioni e acquisti seguiti da riconsegne e abbandoni altrettanto rilevanti.
 
Non è tanto la presenza dei cani o degli improvvisati accompagnatori. Non vuole essere nemmeno una considerazione su quanto possa essere egoista o crudele l’umano; è stato percepire l’assenza degli altri. Che fine avevano fatto i frequentatori del parco? Non restava che chiedere al massimo pensatore della zona: il barista dell’unico punto di ristoro nel raggio di 2 chilometri.
 
Io: “?”
 
Lui: “ah…mi sa che sta succedendo anche da noi..”
 
Io: “??”
 
Lui: “non lo sai? È l’Hikikomori!”
 
Io: “???”
 
Lui: “guarda, non è che l’ho capita bene, è ‘na roba che uno si chiude in casa e bon! Non vede nessuno e…quella roba lì insomma…”
 
Io: “vabbè…un caffè e com’è che si chiama quella roba lì?”
 
Lui: -“Hikikomori”
 
 
Hikikomori significa stare in disparte o staccarsi. Un rifiuto fisico più o meno volontario della vita sociale live. In Giappone, dove ovviamente nasce il termine, è un fenomeno conosciuto e abbastanza diffuso, ma da noi? E se l’attuale periodo di lassismo e assenza fosse solo il preludio all’insediamento dell’era Hikikomori? E se il backgammon fosse intrinsecamente connesso all’Hikikomori? O anche, la pratica di questo gioco può scatenare l’Hikikomori? O sei già Hikikomori quando inizi a giocare? Qualcuno si riconosce in questo? I compulsivi da mouse e da gioco on-line, cosa ne pensano?
 
Boh, siamo italiani, diversi da tutto e del tutto diversi. La pandemia ha sicuramente alimentato forme di autoreclusione e pagheremo le conseguenze di tutto ciò ma dovremmo porci una domanda: vogliamo davvero tornare là fuori? Anzitutto è pieno di cani e schiacciare una merda è molto probabile. Poi mascherine, sanificazioni o qualcuno che magari ti vorrebbe stringere la mano. Orrore! O abbracciare. Vaderetro!! O baciare. AAArghhh!!!
 
È una bella giornata, cià che vado al parco. Un bordello. Non avevo capito una cippa. Gente che corre mulinando nordiche racchette, ciclisti silenziosissimi in modalità elettrica sfiorano imprevedibili anziani con girelli senza freni mentre bambini incontenibili spingono minibici senza pedali incrociando quelli di sopra rischiando cataclismi ortopedico-ciclistici. Il cigno del laghetto scaccia in continuazione le paperelle, già diminuite di numero. I guardaparco cazziano mamme che danno pane al cigno per divertire i pargoletti e dare tregua alle anatre. Una fracassata di gente che corre per mangiare e altrettanti che mangiano per correre. Una coda interminabile al bar dove malattie, prenotazioni di esami e comunicazioni di acciacchi vari monopolizzano qualsiasi conversazione. Alla fine ripiglio il barista.
 
Io: “Hikikomori eh?”
 
Lui: “hai letto? hai visto che roba?”
 
Io: “sì ma…”
 
Lui: “è che adesso si tratta di “Weltanschauung.”
 
Io: “?”
 
Lui: “cafferino?”
 
Io: “si ma…”
 
Lui: “1.10, è aumentato”
 
Io: “ho solo un pezzo da 20”
 
Lui: “vabbè ci sta, è lo zeitgeist”
 
Io: “no è che ho dato tutta la moneta a Roger.”
 
Lui: “appunto, lo zeitgeist.”
 
Io: “Roger è uno zeitgeist?”
 
Lui: “mannooo, lui vive per strada…istruito eh… faceva l’architetto in Germania…”
 
Io: “ma sto zeitdelpiffero…”
 
Lui: “beh, quello è…arrivo signora, scusi sa ma il signore qui è un po’ lento…”
 
Io: “sarà la koinè.”
 
Lui: “eeeh?”
 
Io: “ciao ne.”
 
 
Il desiderio di una fanculizzazione termonucleare stava montando. Però non potevo perdere un barista del genere. Dove trovi uno che ti dice ste robe che poi a casa devi capire dov’è la presa per i fondelli e inserire la spina per accendere qualche neurone residuo. Ma la colpa è mia. Non ho saputo resistere e gli ho raccontato del leggendario Dahu (cercare per credere) spacciando il tutto per vero. Ora si vendica il carognone ma se spera che io finisca avviluppato nella ragnatela fatta di Weltanschauung, Zeitgeist e Hikikomori si sbaglia di grosso. Che poi, se vuoi farci stare anche il backgammon, non si chiude più la valigia.
 
Pioviggina. I contorni del bar sfumano nell’aerosol brumoso di un insignificante giorno di novembre. Sono passati due mesi dall’ultima camminata.  Non vedo Roger al solito tavolo ascoltare musica dal cellulare contornato da sacchetti e cibarie di varia natura. Strano. È sempre lì estate-inverno da due anni.
 
Io: “un caffè e…non ho visto Roger.”
 
Lui: “è tornato in Germania.”
 
Io: “ah e quando?”
 
Lui: “boh saranno quasi due mesi…ha mandato una foto una settimana fa.”
 
 
Guardo la foto sul cellulare del barman e vedo un uomo altissimo, elegante, sbarbato e pettinato che con un braccio avvolge una bionda spettacolare altrettanto alta e sbarbata.
 
Io: “chi è?
 
Lui: “Roger e la sua fidanzata.”
 
 
Per farla breve, la storia per sommi capi era questa: Roger, figlio unico di un ricchissimo vedovo immobiliarista di Monaco di Baviera, per motivi non chiariti, aveva litigato di brutto col genitore. Vagabondando di qua e di là era approdato sulle sponde del laghetto dove ha trascorso gli ultimi due anni allo stato brado dormendo sotto la tettoia del bar e lavandosi alla fontanella. Circa tre mesi fa il padre era schiattato in un incidente in montagna lasciandolo unico erede di un patrimonio esagerato. Il tempo di rintracciarlo et voilà.
 
Io: “però, chi l’avrebbe detto?”
 
Lui: “lo Zeitgeist.”
 
Io: “anche il culo ha avuto la sua parte”
 
Lui: “a meno che non sia stato lui”
 
Io: “aiutati che il cul t’aiuta?”
 
Lui: “uneuroediecigrazie.”
 
 
Astuto il bartender, insinuare che in qualche modo Roger vattelapesca possa essere stato l’artefice della dipartita paterna. Vabbè, ricapitoliamo. L’Hikikomori, lo metto in fondo; la Weltanschauung ci sta sopra che l’Hikiko non si rovina; lo Zeitgeist che è fragile lo metto sopra il backgammon nell’altro scomparto e lo riparo col culo che è bello morbido. Il mistero sta nello scomparto esterno che tanto lo dimentico fino al prossimo torneo... cosa manca? Toh, ci sta anche il beauty. Chiudo la valigia…clackclack. Perfetto. Ohmadonnacos’èstapuzza? Oh cacchio ho schiacciato una merda.
 
S.
ASD CIRCUITO NAZIONALE BACKGAMMON - aderente ACSI - sede Via Francesco Baracca 39, 30173 Mestre (VE) - CF 94112500262 -
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