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Ambedue le cose

NEWS > le introspezioni di Stefano

Ambedue le cose

Da un lato lo studio e la passione; dall’altro il distacco, il divertimento nato dal sonquipercaso. Due forme guidate dall’intellettum che giungono ad un obiettivo. Quindi: la presa e il rilascio, la classica e il country, la stitichezza e…no eh?  Ora, tra queste due forme, che è un attimo trasformare in punti e poi in chiodi, tiriamo un filo e ci appendiamo tutti noi, chi più e chi meno vicino ai due ormai chiodi. Non barate e vedrete che se siete oltre la metà, saprete che percorso intraprendere.
Il punto di arrivo di quelli che non studiano, hanno passione e se la prendono con la sfiga (che esiste) e non con se stessi quando sbagliano (che non esiste) sarà chiodo Danny (metaforicamente). L’obiettivo per tutti questi sarà il distacco, il momento di separazione, come ce la faranno non si sa. Per gli altri sarà uguale ma verso il chiodo Melzi (idem) e avverrà con applicazione, studio, memorizzazione e sviluppo, come l’han fatto sarebbe meglio saperlo. Insomma, in entrambi i casi avverrà la presa di coscienza, anche se per strade diverse. Dopo sarà normale vincere o perdere, insomma, più o meno.
Nel filo su cui siamo appesi c’è tutta la tensione che sto gioco si porta dietro e che qualcuno potrebbe tradurre in una qualche formula mettendoci dentro anche le dannatissime variabili di grumpy, il fottutissimo talisgammon, li mortacci tua, il cazzutissimo calcolo delle equità, la percentuale di culo e di vittorie.
C’è da tenere presente che nello stabilire la percentuale di culo si ha una variabile . È stata mirabilmente descritta da un oscuro discepolo di
Lao-Tse: “Uomo che dorme con culo che prude si sveglia con dito che puzza.”
Dicevamo il distacco. Ottenerlo, forti della padronanza di Kleinmann o Thorpe o dell’appoggio di amuleti e scaramanzie mixate con la grinta, è cosa buona e auspicabile. Una volta ottenutolo tenetevelo stretto, anche se pare incongruente, perché è un momento di svolta, una estrema consapevolezza che tenderebbe ad abbandonarci. Perché?
Perché siamo sempre oltre. Ora qualcuno gioca con agli antenati. E qui non c’è culo o calcolo che tenga. Si sconfina. A Venezia un giocatore aveva la foto del nonno(?) a bordo tavola (ecco perché li mortacci tua). Estratta da un singolare sacchetto, assieme a che altro non so ma c’era, era regolarmente sbirciata dal possessore-nipote(?). Fin qui tutto ok, chissenefrega, mica si crede a ste robe. Quando il giocatore si voltava alla sua sinistra o destra e bisbigliava qualcosa prima di cubare o meno, ecco, lì ho incominciato a preoccuparmi. Il vero panico si è manifestato quando il nonno(?) gli ha risposto.
Dopo mi son detto: “Ehi ma anch’io c’ho un botto di foto. Ocio però, potrebbe essere una di quelle che chiamavano memento mori o post mortem. E qui son cavoli nerissimi. Quelle son rarissime. Siamo nell’arcaico, è un momento trovarsi invasi da oscure presenze. Son cose che non si sa come vanno a finire.
Dall’insondabile quindi soffia una brezza costante. La si avverte appena ma muove il filo di cui si sopra rendendoci tutti un po’ più ondeggianti, più instabili. Certo non si pensava fosse facile. Però, appeso. Che brutto. Chi è che c’è di fianco a me che non lo vedo bene…c’hanno appeso pure dei panni…Danny?...‘zzo fai? Sgomiti?
S.

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